Quando sembra finalmente chiaro

di

Matteo Gabrini
A un certo punto sembrava tutto chiaro. Come se bastasse osservare meglio per rimettere ogni cosa al suo posto, come se il problema fosse sempre …

A un certo punto sembrava tutto chiaro.

Come se bastasse osservare meglio per rimettere ogni cosa al suo posto, come se il problema fosse sempre stato il modo in cui si guardavano le cose, mai le cose in sé. Bastava fermarsi un attimo in più, ascoltare davvero, togliere il rumore, e lentamente tutto iniziava a prendere una forma riconoscibile, quasi inevitabile, proprio come succede quando ti accorgi che certe dinamiche si ripetono sempre “Money”, anche quando cambiano contesto, anche quando cambiano le persone.

Per un po’ funziona davvero così.

Quando quella distanza inizia a cedere

Ti sembra di capire, di anticipare, di restare un passo fuori da quello che sta accadendo. Come se ci fosse una distanza giusta che ti permette di vedere senza essere trascinato dentro, un punto da cui tutto appare più semplice, quasi ordinato.

Ed è lì che qualcosa si incrina.

Perché il punto non è quando riesci finalmente a vedere il meccanismo. Il punto è quello che succede subito dopo, quando quella chiarezza smette di avere lo stesso peso che aveva un attimo prima. Capire non cambia quello che hai davanti, non modifica davvero il modo in cui le cose si muovono, non ti mette automaticamente nella posizione giusta.

All’inizio sembra insignificante.

Poi comincia a pesare.

Quando capire non ti dà più un vantaggio

È lo stesso scarto che senti quando una cosa sembra funzionare sulla carta “It’s in the way that you use it” ma non regge nel momento in cui ci stai dentro davvero, quando capisci esattamente cosa sta succedendo e, nonostante questo, non cambia niente. Come se tutto quello che hai compreso restasse valido, ma non più sufficiente.

E a quel punto sei intrappolato.

Quando non puoi fare a meno di farti attraversare dal brano

Non stai più osservando, non stai più collegando, non stai più cercando di mettere ordine. Sei dentro a qualcosa che continua a muoversi anche senza il tuo controllo, e il fatto di capirlo non ti dà un vantaggio reale.

È qui che il discorso cambia, senza bisogno di essere dichiarato.

Non perché quello che hai visto prima fosse sbagliato, ma perché non basta più. Rimane, resta vero, continua ad avere senso… ma non ti aiuta come pensavi.

Quello che resta quando non basta più capire

Ed è proprio in quel momento che inizi a renderti conto che il problema non è più capire come funziona.

Il problema è quello che succede quando resti lì, anche dopo aver capito, quando tutto è chiaro e allo stesso tempo non cambia niente, quando la distanza che avevi prima si chiude e ti ritrovi esattamente nel punto in cui non basta più vedere.

E lì resta solo quello che manca davvero “Wish you were here”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ARTICOLI CORRELATI

“It’s in the Way That You Use It” – August – Eric Clapton (1986) – analisi e significato
Gold – Spandau Ballet – True (1983)- Analisi e Significato
“Livin’ on a Prayer” – Bon Jovi – Slippery When Wet – 1986 – Significato
La musica è davvero ancora viva?